LA LYRE GRECQUE (III)

 

Traduit de l’italien par Patrick Reumaux.


 

ALCMAN DE SARDES.

…Ah ! ces Grecs ! Ils savaient vivre ! Pour cela il
faut, bravement, s’en tenir à la surface, au pli, à
l’épiderme, adorer l’apparence, croire aux formes,
aux sons, aux mots, à tout l’Olympe de l’apparence !

F. Nietzsche, Nietzsche contre Wagner,

trad. Éric Blondel, Paris, Flammarion, 1992,

p. 206.
 

 

Les poux naissent dans la chair. Quand ils sont
sur le point d’apparaître, il se forme une sorte de
rougeur, sans pus. Si on la gratte, les poux sortent.
On attrape cette maladie quand il y a beaucoup
d’humidité dans le corps. Certains en sont morts, diton
: le poète Alcman et Phérécyde de Siros.

Aristote, Histoire des Animaux (556b-557a).



Partenio

C’è un castigo che viene dagli dèi.
Felice chi è sereno
e trascorre il suo giorno
senza pianto. Ora io canto
la luce di Agido. La scorgo come
un sole, e così a noi Agido rivela
il suo splendore. Io non lodo o rimprovero
la famosa corifea
in alcun modo. Essa spicca
come, in mezzo all’armento
che pascola, un cavallo
dal piede sonante, uso a vincere,
veloce più dei sogni, nelle gare.
Non la vedi ? È come cavallo
veneto. Ma anche la chioma sciolta
della compagna Agesìcora
ha riflessi d’oro limpido.
E il suo volto è d’argento.
Ma che dirò più chiaramente ?
Essa è Agesìcora :
più bella dopo Agido,
correrà come Ibeno quale cavallo Colasseo :
cosi insieme le Pleiadi, quando
avanti l’alba portiamo il velo,
come fa l’astro di Sirio, nella notte
dolcissima lottano sollevandosi in alto.
Non ho tanta ricchezza di porpora
per reggere alla gara,
né un’armilla tutta d’oro
a forma di serpente e mitra lidia

 

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